Nell’ambito della disciplina edilizia, l’onere probatorio connesso alla richiesta di sanatoria o condono edilizio incombe sul soggetto richiedente, il quale deve fornire dimostrazione inequivocabile dell’esistenza e dell’epoca di realizzazione dell’opera oggetto del procedimento. Tale dimostrazione deve basarsi su un corpus di documentazione certa e verificabile, inclusi, ma non limitati a, documenti ufficiali, fotografie aeree storiche, estratti catastali e planimetrie, nonché relazioni tecniche redatte da professionisti abilitati che, mediante l’analisi di materiali e tecniche costruttive, possano attestare la datazione dell’opera.
Il principio di vicinanza della prova giustifica tale onere, presupponendo che il possessore o il detentore dell’opera disponga della maggior facilità di accesso alle evidenze probatorie. In questa ottica, la giurisprudenza ha ribadito che l’amministrazione non ha l’obbligo di verificare retroattivamente ogni singola costruzione sul territorio, essendo tale compito impraticabile (cfr. Consiglio di Stato, Sez. VI, 6 febbraio 2019, n. 903).
Tuttavia, qualora il privato presenti elementi probatori ritenuti plausibili, spetterà all’ente amministrativo fornire prove contrarie per sostenere l’assunto dell’illecito edilizio. Nonostante ciò, la mancanza di prove concrete e incontrovertibili da parte del richiedente rende arduo confutare le posizioni dell’amministrazione riguardo all’abusività delle opere (cfr. Consiglio di Stato, Sez. VI, 11 febbraio 2022, n. 996; 29 luglio 2020, n. 4833).
Le prove presentate devono non solo essere tecnicamente affidabili ma anche soddisfare i criteri di ammissibilità e persuasività propri del diritto amministrativo e del contenzioso giurisdizionale. In questo contesto, si sottolinea l’irrilevanza di dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà o attestazioni non verificabili, in quanto prive di quella certezza legale necessaria per essere considerate valide nel procedimento (cfr. Consiglio di Stato, Sez. VI, 20 aprile 2020, n. 2524; 4 marzo 2019, n. 1476).
In conclusione, il processo di sanatoria o condono edilizio impone al richiedente una rigorosa dimostrazione della preesistenza e della datazione dell’opera contestata, attraverso un insieme di prove obiettive e legalmente rilevanti, al fine di soddisfare i requisiti normativi e giurisprudenziali stabiliti per l’accoglimento dell’istanza.
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